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Ddl Intercettazioni. Blog salvi. Bavaglio alle testate telematiche. Perche'?
Articolo di Deborah Bianchi
6 ottobre 2011 10:42
 
Da Il Sole 24 Ore di oggi
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ROMA
Governo e maggioranza tirano dritto e approvano in commissione Giustizia il black out sulle intercettazioni –anche se non più segrete– fino all'«udienza filtro». 
Oltre al divieto di dare notizia delle intercettazioni riportate in ordinanze di custodia cautelare (quindi non più segrete), ieri la maggioranza ha approvato (nel Comitato dei 9 della commissione) anche un emendamento che punisce con il carcere da 6 mesi a 3 anni chi pubblica intercettazioni irrilevanti.
L'unica apertura c'è stata sui blog, con la limitazione dell'obbligo di rettifica entro 48 ore soltanto per le testate on-line che risultano registrate. 


Una riflessione: si tratta davvero di un emendamento che salva il diritto alla libertà di espressione in Rete? 

Il blog viene salvato ma la testata telematica no. Perchè?

Non sono forse entrambi prodotti della libertà di espressione nella Rete?

Il Legislatore ha sempre dimostrato qualche perplessità a cogliere l'essenza del blog e della testata telematica.
E' vero che i due fenomeni differiscono ma è anche vero che si collocano entrambi all'interno di un'infrastruttura digitale che per certi versi li accomuna sottoponendoli agli stessi condizionamenti tecnologici.

La testata telematica non può essere assimilata alla stampa cartacea.
Questo è l'orientamento della Nostra Suprema Corte.


La testata telematica appartiene all'ambito del cosìddetto giornalismo “partecipativo”in cui i confini tra professionisti della redazione e soggetti esterni che contribuiscono alla realizzazione dei contenuti immettendoli direttamente in rete sono sempre più sfumati. 

Quasi tutti i giornali telematici non hanno una vera e propria edizione giornaliera confezionata per intero prima di essere postata nella rete. Si tratta piuttosto di contenuti che si arricchiscono continuamente con gli aggiornamenti che vengono applicati da persone diverse e che spesso sfuggono al controllo della redazione. 

In un ambito simile imporre in capo al direttore l’obbligo di controllo nel merito di tutto quello che viene pubblicato pone un serio problema di esigibilità della condotta.

Ultimamente la Cassazione è intervenuta a dirimere i contrasti dando un’interpretazione univoca di riferimento per l’inquadramento giuridico del fenomeno. 

La Suprema Corte accoglie e sviluppa la tesi degli “autonomisti”.
“la giurisprudenza ha concordemente negato… che al direttore della testata televisiva sia applicabile la normativa di cui all’art. 57 c.p…. stante la diversità strutturale tra i due differenti mezzi di comunicazione (la stampa, da un lato, la radiotelevisione dall’altro) e la vigenza nel diritto penale del principio di tassatività”

(Cass. Pen., 1 ottobre 2010, n. 35511, Pres. Ferrua, Est. Fumo, Banca dati Lex 24 Il Sole 24 Ore)

La Cassazione riconosce palesemente la profonda differenza tra i due mezzi asserendo “la assoluta eterogeneità della telematica rispetto agli altri media sinora conosciuti e per quel che qui interessa rispetto alla stampa” (Cass. Pen., 1 ottobre 2010, n. 35511, Pres. Ferrua, Est. Fumo, Banca dati Lex 24 Il Sole 24 Ore)
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