testata ADUC
Per un Internet al servizio dell’umanita’
Scarica e stampa il PDF
Articolo di Tim Berners-Lee *
12 marzo 2017 16:40
 
  Oggi sono 28 anni da quando ho fatto la mia proposta originaria per la rete informatica mondiale. Immaginavo il web come una piattaforma aperta che avrebbe reso possibile la condivisione di informazioni, dare accesso ad opportunita’ e permettere la collaborazione di tutte le persone, in ogni parte, molto al di la’ dei limiti geografici e culturali. La Rete ha realizzato questa visione in molteplici modi, e sono state fatte molte battaglie per mantenerla aperta. Negli ultimi 12 mesi, ho visto con preoccupazione crescente tre nuove tendenze che propongo di considerare perche’ il web sia con la sua potenziale verita’, uno strumento al servizio di tutta l’umanita’.
1 – Abbiamo perso il controllo della nostra informazione personale
Il modello di business attuale di molti siti web offre contenuti liberi in cambio di informazioni personali. In molti lo accettiamo -ogni minuto diamo il nostro consenso a grandi e poco chiari documenti con termini e condizioni- e, fondamentalmente, non ci importa che si raccolgano alcune informazioni in cambio di servizi gratuiti. Ma non ci siamo resi conto del trucco. Quando le nostre informazioni vengono conservate in luoghi specifici, le perdiamo di vista, perdiamo i benefici che potremmo avere se avessimo un controllo diretto su di esse (decidendo quando e con chi condividere). Inoltre, spesso non possiamo in nessun modo decidere con quali imprese vorremmo condividerle -soprattutto quelle terze-, come i termini e le condizioni o prendere o lasciare.
La diffusa riutilizzazione delle informazioni da parte delle imprese ha altri impatti. Attraverso la loro collaborazione con queste imprese -o l’azione congiunta- i governi osservano ogni volta tutti i nostri movimenti online, approvando leggi che attentano contro il nostro diritto alla riservatezza. Nei regimi repressivi, e' facile vedere il danno che si puo’ causare -possono arrestare i blogger o ucciderli, e possono monitorare gli oppositori politici-. Inclusi quei Paesi in cui crediamo siano presi in considerazione gli interessi dei cittadini, questo sta andando molto lontano rispetto ai punti di partenza. C’e’ un effetto negativo sulla liberta’ d’spressione e si evita che si usi il web come spazio per seguire questioni importanti, come i problemi di salute, la sessualita’ o la religione.
2 – E’ molto facile diffondere informazioni sbagliate in web
Oggi la maggior parte della gente incontra notizie e informazioni in web attraverso una delle tanti reti sociali e attraverso i motori di ricerca. Questi siti guadagnano denaro quando facciamo clic sui lanci che ci mostrano. E scelgono di mostrarci cose basandosi su algoritmi che selezionano a partire dalle informazioni personali nostre che hanno a disposizione. Il risultato finale e’ che questi siti ci mostrano i contenuti per i quali credono che noi faremmo clic, e questo significa che le informazioni sbagliate, o le notizie false (fake news), cose sorprendenti, mozzafiato o fatte ad arte per far leva sulle nostre preferenze, possono essere diffuse come la polvere. E attraverso l’uso della scienza dei dati e di eserciti di robot, chi ha cattive intenzioni puo’ sfruttare questo sistema per diffondere informazioni sbagliate ed ottenerne un beneficio economico o politico.
3 – La pubblicita’ politica online ha bisogno di trasparenza e comprensione
la pubblicita’ politica online si e’ trasformata rapidamente in un’industria sofisticata. Il fatto che la maggior parte della gente ottenga le sue informazioni in poco piu’ di un pugno di piattaforme, e la crescente sofisticazione degli algoritmi che fanno uso di abbondanti riserve di informazioni personali, permette che le campagne politiche di oggi elaborino messaggi individualizzati e li inviino ad ogni specifico utente. Una fonte suggerisce che durante il periodo elettorale Usa del 2016 si presentavano, ogni giorno, circa 50.000 variazioni di annunci su Facebook, situazione su cui e’ quasi impossibile avere un seguito. E si insinua che alcuni annunci politici -in Usa e nel resto del mondo- vengano utilizzati in modo poco etico -per indirizzare elettori a siti di notizie false, per esempio, o per far si’ che gli elettori si mantengano lontani dalle urne-. La pubblicita’ preparata ad hoc permette che una campagna comunichi cose completamente differenti, possibilmente contraddittorie, a gruppi diversi. E’ tutto questo democratico?
Questi sono problemi complessi e le soluzioni non saranno semplici. Pero’ possiamo affrontarli perche’ si cominci a considerarli. Dobbiamo lavorare insieme alle imprese di Internet per trovare un equilibrio che, a partire da criteri di giustizia, conduca le persone ad un livello di controllo delle informazioni , incluso lo sviluppo di nuove tecnologie come i data pods (centri di dati) personali per essere precisi, cosi’ come esplorare modelli alternativi di ingresso nei siti per le sottoscrizioni e i micropagamenti. Dobbiamo lottare contro gli eccessi dei governi con le leggi di vigilanza, anche attraverso dei tribunali se sara’ necessario. Dobbiamo rifiutare le informazioni sbagliate stimolando imprese come Google e Facebook perche’ raddoppino gli sforzi per combattere il problema, in modo da evitare la creazione di qualunque organismo centrale che decida se qualcosa e’ vero o meno.
Abbiamo bisogno di maggiore trasparenza algoritmica per sapere come si prendono le decisioni che riguardano le nostre vite, e anche un sistema di principi comuni da seguire. Abbiamo bisogno di definire con urgenza il punto nero di Internet della regolamentazione delle campagne politiche.
La nostra équipe di Web Foundation lavorera’ per trovare soluzioni a questi problemi nell’ambito di una nostra strategia di cinque anni- analizzando questi problemi nel dettaglio, elaborando politiche specifiche e cercando alleanze per ottenere un web che dia il medesimo potere e opportunita’ a tutti-. Esorto ad appoggiare il nostro lavoro in modo che sia possibile -spargendo la voce, facendo pressione sulle aziende e governi o facendo una donazione.
Nel frattempo abbiamo redatto una direzione di organizzazioni di diritti digitali in tutto il mondo perche’ possano valutare come e chi appoggiare.
A suo tempo io ho inventato il web, ma tutto il mondo ha aiutato nel farlo diventare cio’ che e’ oggi. Tutti i blog, articoli, messaggi, foto, video, applicazioni, pagine web, etc sono contributi di milioni di esseri umani che costruiscono questa nostra comunita’ online. Ogni tipo di persona ha aiutato, siano politici che lottano per mantenere il web aperto che organizzazioni di normalizzazione (SDO) come W3C che incrementa il potere, l’accessibilita’ e la sicurezza della tecnologia, inclusi quelli che hanno protestato nelle strade. L’anno scorso, abbiamo visto i nigeriani fare resistenza ad un progetto di legge sui social network he avrebbe ostacolato la libera espressione online; clamore popolare e proteste contro i blocchi regionali ad Internet in Camerun; grandi appoggi pubblici alla neutralita’ della Rete in India e nell’Unione europea.
Abbiamo bisogno di tutti per costruire il web a cui teniamo, e ora dipende da noi costruire il web che chiediamo per tutti.

* Sir Timothy John Berners-Lee e’ un informatico britannico, co-inventore insieme a Robert Cailliau del World Wide Web

(articolo pubblicato sul quotidiano El Pais del 12/03/2017)
 
ADUC - Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori