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Imposta/canone Rai. Evasione azzerata? Ci ragioniamo sopra, verso la privatizzazione?
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Comunicato di Vincenzo Donvito
9 febbraio 2017 14:58
 
 Secondo i dati diffusi dalla direttrice dell’Agenzia delle Entrate, la stima di evasione dell’imposta di possesso su un apparecchio tv (il cosiddetto canone) sarebbe calata, per il 2016, dal 30 al 4%. Gli incassi sarebbero di 2,1 miliardi, con un extra-gettito rispetto al passato di 500 milioni.
La tendenza e’ quindi esplicita. Lo Stato ha risolto il problema del canone? Troppo presto per cantare vittoria, perche’ mancano ancora i dati del recupero dell’evasione del canone speciale, quello che devono pagare (per tv e radio, separati) i detentori di partiti Iva che nei propri locali hanno uno di questi apparecchi o entrambi. E siccome il meccanismo di riscossione non e’ “automatico” come per il canone domestico attraverso la bolletta della luce, non dovrebbe essere cosi’ semplice; e stiamo parlando di importi notevoli, nell’ambito di centinaia di milioni. Vedremo l’evolversi delle iniziative dell’Agenzia delle Entrate in merito.
Ovviamente noi non possiamo che essere contenti quando lo Stato riesce a far fronte all’evasione fiscale e non possiamo non essere in accordo con quanto dice la direttrice dell’Agenzia delle Entrate, Angela Orlandi, “quando tutti pagano le tasse, la comunità intera ne trae beneficio”. Ma quali sono questi benefici, oltre al recupero di soldi? Nello specifico, oltre alle perplessita’ che abbiamo gia’ espresso sui fondi che, percepiti attraverso il canone, vengono versati a pioggia per l’editoria (1), si tratta di soldi che vanno a finire nel calderone della Rai, per un modello di informazione istituzionale su cui nutriamo molti dubbi:
- l’abuso di posizione dominante rispetto ai suoi concorrenti che non hanno il canone, e rispetto allo scoraggiamento per potenziali nuovi attori del mercato televisivo;
- il mercato pubblicitario su cui si ripercuote questo abuso, con danno essenzialmente per i concorrenti dei canali di Stato e per chi, volendo fare pubblicita’, deve sottostare a prezzi esorbitanti;
- il fatto che l’informazione di Stato debba essere anche di “nani e ballerine”, cioe’ con intrattenimento ludico.
Forse, rimosso quasi del tutto il grosso problema dell’evasione fiscale, si puo’ cominciare a ragionare piu’ serenamente di questi problemi? Soprattutto della privatizzazione della Rai e della sua fuoriuscita dal mercato, liberandolo, facendolo diventare attrattivo e creando, quindi, nuove libere imprese e nuova libera occupazione e nuova libera informazione e nuovo libero intrattenimento?
E’ una questione di volonta’ politica. Cioe’ decidere che l’informazione di Stato, rispetto ad uno degli elementi oggi dominanti, non deve essere pascolo di tutti i protagonisti del Parlamento (maggioranza e opposizioni, si giocano le presenze, anche occupazionali, con disinvoltura), ma luogo di informazione istituzionale. La parola ai decisori. Magari considerando che quando i decisori diretti (gli elettori) qualche anno fa furono chiamati ad esprimersi in materia con un referendum, dissero in maggioranza che avrebbero preferito una Rai privata.

1 - incluse le pubblicazioni delle associazioni di consumatori che prendono soldi dallo Stato -non Aduc, per scelta
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