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 U.E. - U.E. - Diritto d'autore. Corte Ue: violato da 'The Pirate Bay'
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Notizia 
14 giugno 2017 10:45
 
La Ziggo e la XS4ALL sono fornitori di accesso ad Internet. Una parte considerevole dei loro abbonati utilizza la piattaforma di condivisione online «The Pirate Bay». Tale piattaforma consente agli utenti di condividere e di scaricare, in frammenti («torrents»), opere che si trovano sui propri computer. I file in questione sono, in gran parte, opere protette dal diritto d’autore, senza che i titolari del diritto abbiano autorizzato gli amministratori e gli utenti di tale piattaforma ad effettuare atti di condivisione.
La Stichting Brein, una fondazione dei Paesi Bassi che protegge gli interessi dei titolari del diritto d’autore, ha adito i giudici dei Paesi Bassi per far ingiungere alla Ziggo e alla XS4ALL di bloccare i nomi di dominio e gli indirizzi IP di «The Pirate Bay».
Adito della controversia, lo Hoge Raad der Nederlanden (Corte suprema dei Paesi Bassi) ha deciso di chiedere alla Corte di giustizia di pronunciarsi sull’interpretazione della direttiva dell’Unione sul diritto d’autore. Lo Hoge Raad chiede sostanzialmente se una piattaforma di condivisione online quale «The Pirate Bay» effettui una «comunicazione al pubblico» ai sensi della direttiva e possa pertanto violare il diritto d’autore.
Nella sua odierna sentenza, la Corte statuisce che la fornitura e la gestione di una piattaforma di condivisione online devono effettivamente essere considerate un atto di comunicazione al pubblico ai sensi della direttiva.
Essa ricorda anzitutto la sua giurisprudenza precedente in materia, da cui risulta che, in linea di principio, ogni atto con cui un utente dà, con piena cognizione di causa, accesso ai suoi clienti ad opere protette può costituire un «atto di comunicazione», ai sensi della direttiva.
Nel caso di specie, è pacifico che opere protette dal diritto d’autore sono messe, mediante «The Pirate Bay», a disposizione degli utenti di tale piattaforma, di modo che questi possono accedervi dal luogo e nel momento che scelgono individualmente.
Pur ammettendo che le opere di cui trattasi sono state messe online dagli utenti, la Corte sottolinea che gli amministratori della piattaforma svolgono un ruolo imprescindibile nella messa a disposizione di dette opere. In tale contesto, la Corte menziona l’indicizzazione dei file torrent da parte degli amministratori della piattaforma, affinché le opere a cui tali file torrent rinviano possano essere facilmente localizzate e scaricate dagli utenti. Inoltre «The Pirate Bay» propone, in aggiunta a un motore di ricerca, una suddivisione in categorie, a seconda della natura delle opere, del loro genere o della loro popolarità. Gli amministratori provvedono peraltro ad eliminare i file torrent obsoleti o errati e a filtrare in maniera attiva determinati contenuti.
La Corte sottolinea anche che le opere protette di cui trattasi sono effettivamente comunicate a un pubblico.
Infatti, una parte rilevante degli abbonati della Ziggo e della XS4ALL ha scaricato file multimediali mediante «The Pirate Bay». Dalle osservazioni presentate alla Corte risulta altresì che tale piattaforma sarebbe utilizzata da un numero considerevole di persone (sulla piattaforma di condivisione online si indicano al riguardo diverse decine di milioni di utenti).
Gli amministratori di «The Pirate Bay» sono peraltro stati informati del fatto che la loro piattaforma dà accesso ad opere pubblicate senza l’autorizzazione dei titolari di diritti. Inoltre, gli stessi amministratori manifestano espressamente, sui blog e sui forum disponibili sulla piattaforma, il loro obiettivo di mettere a disposizione degli utenti opere protette, incitando questi ultimi a realizzare copie di tali opere. In ogni caso, dalla decisione dello Hoge Raad risulta che gli amministratori di «The Pirate Bay» non possono ignorare il fatto che tale piattaforma dà accesso ad opere pubblicate senza l’autorizzazione dei titolari di diritti.
Infine, la messa a disposizione e la gestione di una piattaforma quale «The Pirate Bay» sono realizzate allo scopo di trarne profitto, dal momento che tale piattaforma genera, come risulta dalle osservazioni presentate alla Corte, considerevoli introiti pubblicitari.

Qui il testo della sentenza
 
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