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 USA - USA - Privacy-Facebook. La testimonianza di Zuckerberg davanti al Congresso (stampa straniera)
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12 aprile 2018 10:43
 
Martedì 9 aprile Mark Zuckerberg, 33 anni, amministratore delegato di Facebook, è finalmente comparso difronte alla commissione 'Commerce and Judiciary' del Senato americano, per testimoniare riguardo al caso Cambridge Analytica, e più in generale al condizionamento illecito delle elezioni presidenziali del 2016 avvenuto attraverso la piattaforma di social networking. L'audizione ha toccato un tema più ampio, quello del diritto alla privacy dei cittadini americani. Facebook e le altre società della Silicon Valley hanno fallito nel tentativo di autoregolarsi ed è necessario che il Congresso vari nuove leggi a protezione di questo diritto? Zuckerberg ha chiesto scusa, dicendo che forse è stata la sua visione idealistica dell'umanità a mettere a rischio i 2,2 miliardi di utenti Facebook e che sono già in corso attività di rinforzo del comparto sicurezza dell'azienda. Ieri le azioni Facebook hanno guadagnato il 4,5% del prezzo sul mercato Nasdaq. «The Street is relieved», ha dichiarato, riferendosi a Wall Street, uno dei manager della GBH Insights, società di ricerche di mercato basata a New York. [The New York Times; Kevin Roose, Cecilia Kang] 

Secondo la giurista e politica Zephyr Teachout, l'audizione di Zuckerberg al Senato USA è stata una completa messa in scena. I senatori del comitato hanno avuto pochi minuti ciascuno per fare le loro domande, e non c'è stato alcuno spazio per ribattere alle risposte, ben preparate, dell'amministratore di Facebook. Al confronto, l'audizione di Bill Gates davanti al Senato del 1998, quando Microsoft venne accusata di abuso di posizione dominante nel mercato dei web browser, durò numerosi giorni. Secondo Teachout il Congresso americano non dovrebbe cercare il consenso di Zuckerberg, o delle altre società tecnologiche, dovrebbe agire nell'esclusivo interesse dei cittadini. Inoltre, sottolinea Teachout, le responsabilità di Facebook non sono limitate alle attività di propaganda politica, ma riguardano anche casi di discriminazione razziale, come quello recentemente riportato dal giornale ProPublica. [The Guardian; Zephyr Teachout] 

In un editoriale pubblicato su Nature Hetan Shah, direttore della Royal Statistical Society riflette sulle ripercussioni che la vicenda Cambridge Analytica potrebbe avere sulla fiducia dei cittadini nel condividere i dati con le istituzioni pubbliche e di ricerca. Un inasprimento delle leggi sulla privacy, che rinforzi il concetto di proprietà dei dati, potrebbe infatti essere controproducente, favorendo i ricchi e ben informati a discapito dei gruppi più poveri e socialmente più fragili. Secondo Shah le compagnie digitali che sono in possesso di grandi quantità di dati personali dovrebbero trasformarsi da data owners a data stewards, stabilendo accordi con le agenzie statistiche nazionali per una gratuita e libera cessione dei dati dopo un certo tempo dalla loro raccolta. [Nature; Hetan Shah]

(da Scienza in Rete del 12/04/2018)
 
 
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