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Censura e sequestro degli strumenti di informazione. Il caso di Radio Studio 54 a Firenze. Occasione per abolire i reati di opinione e di espressione: che fanno i Mattei?
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Articolo di Vincenzo Donvito
27 agosto 2019 9:33
 
 Alcuni giorni fa, dietro disposizione del Tribunale del Riesame che ha accolto la tesi dell’accusa a suo tempo respinta dal giudice per le indagini preliminari (gip), i carabinieri hanno posto sotto sequestro preventivo le attrezzature di Radio Studio 54, un’emittente dell’area metropolitana fiorentina accusata di diffamazione e odio razziale. E’ di oggi la notizia che, grazie ad un server in Usa, l’emittente ha ripreso le sue trasmissioni via web. Vedremo gli sviluppi.

Le accuse rivolte sono note da tempo e pesanti. Per il fatto in sé e per l’applicazione di provvedimenti che, a nostro avviso, ledono libertà di informazione e di espressione.

Il fatto in sé è bene che ognuno lo giudichi da solo. Se condividere o meno le opinioni del leader di questa radio, Guido Gheri, sulla presenza di immigrati e su alcuni approcci istituzionali ed umani all’accoglienza dei migranti. Indipendentemente dalle parole usate (“colorate” e fastidiose, per chiunque), rimane il fatto che si tratta di opinioni. Certo, se Gheri avesse organizzato squadre di picchiatori contro migranti e chi sostiene la loro accoglienza, sarebbe più che giusto bloccarlo ed impedirgli di procrastinare i reati violenti di cui si starebbe macchiando. Ma non è questo il caso. Gheri parla, esprime le sue opinioni. Non fa altro. Quindi, umanamente, lo si può ascoltare, condividere, disprezzare, sintonizzarsi per ascoltare altro.

Riguardo l’applicazione di provvedimenti… è qui che, come si dice in gergo, “casca l’asino”. Le leggi che vengono richiamate da chi ha deciso il sequestro ci sono: i reati d’opinione. E, nonostante sono decenni che partiti di governo (passati e recenti, e di diverso “colore”, e comunque con maggioranze parlamentari qualificate per approvare qualsiasi provvedimento) sostengono l’opportunità di abolirli, questi reati continuano ad esserci. E, in teoria e in pratica, i magistrati fanno il loro dovere… o meglio, come è consentito al loro ufficio, decidono discrezionalmente se applicare o meno alcuni provvedimenti, anche in forma preventiva. E nel nostro caso hanno deciso per quello che a Radio Studio 54 da una parte, noi di Aduc dall’altra, proprio non ci piace: il sequestro degli strumenti di informazione. In mezzo, siccome la radio di Gheri è considerata di “destra”, ci sono quelli di sinistra contrari ai reati d’opinione che stanno zitti, e quelli di destra che denunciano la censura… denuncia che sempre quelli di destra non fanno quando vittime sono quelli di sinistra. Chiaro, no?

A nostro avviso ci sono alcuni capisaldi importanti del nostro patto istituzionale che, di per sé, non hanno colore perché servono a tutti: di governo, di opposizione o indifferenti che si sia. E questi patti andrebbero difesi sempre. Nel nostro caso, però, c’è un problema: che questi patti non sono chiari. In diversi patti si afferma la libertà di espressione e di comunicazione, mentre nel contempo (non a caso come strascico ed eredità dei codici scritti nel nostro Paese durante il regime fascista del secolo scorso e tutt’ora in vigore) esistono i reati d’opinione. In un contesto in cui si affida al singolo magistrato la discrezione e l’opportunità di applicarli… un potere discrezionale che, se di per sé è bene che ci sia sempre, sarebbe meglio non dovesse fare riferimento anche ai reati d’opinione. Che non dovrebbero esistere in un Paese civile e in un regime a democrazia cosiddetta occidentale/liberale.

Radio Studio 54 (ci auguriamo con cognizione di causa/effetto) ha scelto di entrare in questo tritacarne dei reati d’opinione ed affidarsi alla discrezione dei magistrati. Ottima la scelta del tritacarne, ché si confà ad una emittente libera. Da affrontare nel modo più ampio possibile il confronto/scontro sulla descrizione dei giudici, anche pagando pesantemente di persona. Ampiezza di cui noi siamo sostenitori.

A questo punto c’è da chiedere ampia mobilitazione. Il caso deve investire la politica nazionale.

E’ bene ricordare che i due Mattei della politica politicante (Salvini e Renzi) in diverse occasioni si sono pronunciati per l’abolizione dei reati d’opinione, e con loro diversi dei deputati dei loro partiti. Speriamo solo che non venga fuori che, siccome Guido Gheri è di destra, tirando tirando il ministro Salvini esprima solidarietà nel silenzio del senatore Renzi. Qualcuno potrebbe sentirsi contento, ma sbaglierebbe: la libertà di opinione e di espressione riguarda tutti e va difesa sempre. E per coloro che hanno presenze e responsabilità istituzionali, sarebbe proprio il caso di passare dalle parole ai fatti. E quando "i fatti per passare ai fatti" sono notevoli (proprio perchè “fastidiosi”) sono ottima occasione per usarli come pretesto di iniziativa politico-istituzionale. La “fastidiosità” dà loro quel clamore e quella curiosità che si prestano ad un confronto pubblico di sostegno all’iniziativa parlamentare.
 
 
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