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Il consumatore piramidale. Soggetto emergente o residuo culturale ed economico?
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Articolo di Vincenzo Donvito
28 gennaio 2018 12:25
 
  In queste ultime settimane l’Aduc si sta occupando, con maggiore intensita’, delle questioni legate alle cosiddette vendite piramidali. Per ora ne sono derivate due denunce all’Autorita’ Garante della Concorrenza del Mercato (Agcm, piu’ nota come Antitrust) (1) (2). Sono in cantiere altre denunce anche all’Autorita’ giudiziaria e, pur se non crediamo di avere la forza per debellare il fenomeno illecito e delinquenziale che e’ alla base di queste iniziative, forse avremo aiutato qualcuno a farsi meno male.
Ed e’ proprio questo aspetto che vogliamo approfondire: “aiutare qualcuno a farsi meno male”.
Nel comunicare la seconda di queste iniziative (1), abbiamo scritto:
“Si tratta di schemi piramidali, e i siti di "buy and share" non ne fanno segreto: è chiaramente scritto nelle condizioni contrattuali e messo bene in evidenza in home page. E come tutti i meccanismi piramidali, si fondano sullo scaricare sul prossimo acquirente la palla che scotta, cioè il rischio di perdere i propri soldi. Sotto questo aspetto, ogni cliente diventa complice del meccanismo. Così si spiega anche, a nostro avviso, perché questi siti non hanno mai recensioni negative, almeno in una prima fase, ma solo commenti entusiastici e “unboxing” (video che gli stessi clienti mandano alla pagina facebook dei siti share and buy per dimostrare di aver davvero ricevuto il prodotto acquistato) promozionali. Le recensioni negative scoraggerebbero i nuovi acquirenti e renderebbero meno probabile, per chi ha già pagato, di realizzare il suo piccolo “affare”, che a volte è vissuto come un “investimento”: compro a meno per rivendere a più. Compro all’80% di sconto e rivendo al 20%, ricavo un utile del 60%.… Questo finché la valanga non prende una certa velocità. Quando è ormai chiaro che il dirupo è prossimo, come in mare, i topi abbandonano la nave.”.

Abbiamo definito cosi’ quello che chiameremo “consumatore piramidale”. Un figlio della cultura italiana, con quegli elementi distintivi che ci caratterizzano -anche se non siamo unici- nel panorama internazionale. Domanda: tutti i consumatori italiani sono cosi’? Crediamo di no ed e’ per questo che abbiamo chiamato questa riflessione “Soggetto emergente o residuo culturale ed economico?”.
Se fosse emergente, e’ bene che ci prepariamo e attrezziamo per periodi piu’ bui di quelli attuali. E, come spesso facciamo, dobbiamo riconoscere di avere la fortuna di aver scelto e creato l’Unione Europea, senza la quale quasi tutti i codici che ci tutelano in merito, non e’ detto che li avremmo nelle forme cosi’ incisive e determinate come le attuali. Ovviamente tra il dire e il fare c’e’ di mezzo il mare. E tra legge scritta e legge vissuta si insinuano diversi arroganti e delinquenti che, consapevoli della burocrazia e del bizantismo dell’applicazione della stessa, ne approfittano. Il metodo piu’ diffuso e’ quello di delinquenti consapevoli che colgono l’opportunita’, dicendo: mi insinuo nelle maglie delle norme, le applico sostanzialmente violandole, ho vantaggi economici notevoli, se e quando vengo cuccato, i provvedimenti inibitori e sanzionatori che mi toccheranno, saranno cosi’ marginali rispetto al profitto illecito realizzato fino a quel momento, che non mi resta che organizzarmi per il prossimo. Tutto questo favorito dall’esistenza di un auditorio disponibile, quello che abbiamo chiamato “consumatore piramidale”. Metodo -in questo caso decisamente emergente- che viene in larga scala utilizzato dai gestori dei servizi di telecomunicazioni e di energia (questi ultimi solo di recente).
Il metodo che rende quasi intoccabili chi fa questi esercizi di illegalita’, ha due espressioni, diverse rispetto alla dimensione del delinquente. Se grosso, abbiamo a che fare con societa’ per azioni-spa (spesso multinazionali) che forti del loro determinante ruolo in economia e in societa’, nonche’ nella ramificazione dei rapporti tra economia, politica ed immagine, usano questo stesso ruolo per restare sempre in piedi e -soprattutto con l’immagine- non scalfire in nessun modo la propria funzione e il proprio esercizio economico e sociale. Se piccolo, uno dei metodi che a suo tempo fu giudicato e codificato come foriero di nuova imprenditorialita’ (la societa’ a responsabilita’ limitata semplice – slrs) e’ diventato il principale strumento in uso. Societa’ che si costituiscono con una anche evidente contraddizione in termini (puo’ esserci anche un solo socio che detiene il 100% del capitale e, di conseguenza, che detiene senza discussione tutte le cariche sociali della vita societaria), con un capitale di rischio e responsabilita’ di 1.000 (mille) euro, sono lo strumento per lasciare insoluti debiti milionari rispondendo, per l’appunto, solo con i mille euro versati; certo, oltre all’aspetto civile ci sarebbe anche quello penale che potrebbe “risolvere” la limitatezza dei mille euro… ma, per l’appunto “potrebbe” (un procedimento giudiziale in piu’, la non immediatezza della disponibilita’ del capitale e il dover “frugare” nel patrimonio dello specifico delinquente, ammesso che venga giudicato tale). Insomma, “fatta la legge, trovato l’inganno”: nella fattispecie la srls, di cui e’ bene dire che non conosciamo i dati positivi della sua ricaduta sul mondo della imprenditorialita’ soprattutto giovanile, ma che oggi prendiamo atto di questo suo essere strumento di delinquenti commerciali.

Se invece fosse un residuo culturale ed economico, si tratterebbe solo di gestire questi “colpi di coda” perche’ facciano meno male possibile alle vittime (di se stessi’, visto che stiamo parlando di “consumatore piramidale”), alla societa’ e all’economia. Residuo che si riferisce ad uno spessore notevole del pensiero e del comportamento, con profonde radici anche religiose e che, nella quotidianita’ anche di non-consumatore, ma di cittadino in senso ampio, e’ consuetudine. Per esempio, sono rari i non-evasori fiscali, per scelta e per necessita’, indotti da un sistema fiscale quasi sempre ostile, furbo, ingannevole e foriero oppure indotti dalla prospettiva di un livello di vita ben oltre le proprie capacita’.

Il nostro interrogativo non trova risposta precisa. Pone i problemi, li sviscera, li analizza e da’ gli strumenti per eventualmente superarli. Gli strumenti, per l’appunto. E’ qui il punto dolente. Per quanto ce la possiamo mettere tutta, anche in virtu’ delle nostre limitate capacita’ di ogni tipo (non ultime quelle politico-strutturali), la questione pare essere duratura e la soluzione di difficile attuazione. L’indurimento delle sanzioni sarebbe la soluzione? In parte, e ci potrebbe condurre anche ad un risvolto culturale e comportamentale. Se, per esempio, le multe Antitrust in merito non fossero a quote massime stabilite per legge, ma proporzionali agli utili, e’ probabile che avremmo fatto un passo avanti per quanto riguarda i comportamenti delle spa che, prima di fare le fatturazioni tlc a 28 giorni (dove, anche col ritorno alla fatturazione mensile comunque ci avranno guadagnato miliardi di euro), ci penserebbero due volte. Piu’ complesso il discorso delle srls, visto che la sua abolizione non porterebbe di fatto alla fine delle societa’ di delinquenti, che avrebbero comunque rinnovate e nuove genialita’ per rubare ai consumatori, ma almeno leverebbe loro un po’ di terreno sotto i piedi e, soprattutto, non coinvolgerebbero la volonta’ semplificatrice e incentivante dello Stato verso nuove forme di imprenditorialita’.

1 - https://www.aduc.it/comunicato/buy+and+share+aduc+denuncia+sytshare+it+all_27395.php
2 - Forse ci siamo svegliati un po’ in ritardo, ma un’associazione no-profit di volontariato, di medie dimensioni quali crediamo di essere nel contesto italiano, e’ purtroppo soggetta, per vari motivi anche soggettivi, a queste limitazioni.
 
 
 
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