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Nessuno sa dire perché Charli sia l’influencer più famosa del mondo, nemmeno lei
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Articolo di Redazione
19 agosto 2020 7:51
 
 Charli ha 16 anni, sopracciglia lunghissime, mèche viola e più soldi di tutti quelli che stanno leggendo questo articolo messi assieme.
Charli sorride sempre, balla un sacco, parla meno. Ed è la persona che verrebbe più danneggiata al mondo se la crisi diplomatica più drammatica degli ultimi 50 anni tra America e Cina non sarà superata.
Perché Charli è la TikToker più popolare del pianeta.
Ha quasi 80 milioni di follower (per capirci 4 volte quelli che ha Chiara Ferragni su Instagram), e 6 miliardi di like totali. In meno di un anno di carriera ha creato una campagna sul distanziamento sociale con Procter&Gamble da 16 miliardi di visualizzazioni, è stata ospite dei più importanti show televisivi Usa, ha registrato uno spot per il Superbowl e ballato con Jennifer Lopez.
Come ha fatto, non lo sa neanche lei.
C’è questa ulteriore difficoltà, con TikTok: rispetto agli altri social, si prevede ancora meno chi avrà più successo degli altri, e si capisce ancora meno il perché.
A differenza di Facebook e Instagram, la verticalizzazione di TikTok è ancora minima, i video si somigliano parecchio, i format sono simili. Charli non è né più bella né coreograficamente talentuosa di altre TikToker molto meno popolari di lei.
Non ha una particolare storia alle spalle, né un manager che l’ha spinta sin dall’inizio.
Ha iniziato per caso a fine marzo 2019: incuriosita dalle amiche, scarica pure lei l’app e improvvisa un balletto. Le viene bene, in fondo balla da quando aveva tre anni, ma niente di che. Continua con scarsi risultati. Poi, a luglio, registra un video che diventa virale.
«Avevo meno di dieci follower. A fine giornata erano diventati 2 mila». La mattina dopo sono 10 mila, la settimana dopo 100 mila. Nel giro di un anno arriva alla cifra di 80 milioni di follower.
Non lo fa per caso. Ha talento e dedizione. Registra almeno sette video al giorno, prevalentemente nella sua casa a Norwalk, nel Connecticut. Studia per trovare prima di tutti i nuovi trend, costruisce nuove coreografie, affina il montaggio, pianifica i meeting, collabora con altri creator. È famosa, Charli.
Si procura un’agenzia, un ufficio stampa e un manager che le cura i contratti. Sceglie con cura le comparsate in Tv e anche i marchi con cui collaborare, prevalentemente di fashion e beauty.
«Mia figlia non pubblicizzerebbe mai un prodotto che non le piace», assicura il padre, ripetendo la pappardella di tutti gli influencer che vogliono apparire sinceri.
Ma è un fatto che la nuova generazione di creators abbia imparato dagli errori dei “vecchi” influencer di Instagram (pronti a pubblicizzare di tutto sul loro feed pur di capitalizzare velocemente) e sia molto più oculata nella gestione delle collaborazioni commerciali.
Charli collabora con pochi marchi, e per tanti soldi. Come una Meghan Markle qualunque, sta attenta a devolvere parte del ricavato delle sue collaborazioni in beneficienza, e sta ancora più attenta a farlo sapere al mondo.
Il motivo del suo successo è oggetto di dibattito. Lei ha tirato fuori “l’autenticità”. Il Washington Post ha spiegato che «gli utenti la percepiscono come una loro pari. Per loro è semplicemente Charli».
Un giornalista del Guardian ha chiesto a sue tre nipoti perché preferiscano proprio lei. Le risposte sono state: «È divertente». «Sorride sempre». «È giovanissima». «Balla bene». Identificazione, vicinanza, autenticità, empatia sono caratteristiche che forse la ragazza ispira più di tutte le altre.
La migliore risposta l’ha forse scritta un collega di Charli, commentando un suo video: «Sono sicuro che Charli è la ragazza che si fermerebbe per aspettarmi mentre mi allaccio una scarpa, mentre tutti gli altri continuerebbero a camminare».

(articolo di Francesco Oggiano, pubblicato sul L'Inkiesta del 19/08/2020)

 
 
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