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Ungheria. Il software per spiare media e politici dell'opposizione
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Articolo di Redazione
20 luglio 2021 8:01
 
Il governo di Viktor Orbán ha utilizzato il software spyware Pegasus per intercettare giornalisti, proprietari di media, parlamentari dell'opposizione e avvocati, tutti conosciuti per le loro critiche nei confronti del primo ministro di Budapest. L'Ungheria è il solo paese membro dell'Ue a essere coinvolto nello scandalo dello spionaggio rivelato da diciassette media internazionali attorno alla tecnologia della società israeliana NSO Group grazie ai dati messi a disposizione da  Forbidden Stories e Amnesty International e alla testimonianza di un ex impiegato. Minaccia alla sicurezza nazionale? Rischio di attentato terroristico? Timori per le interferenze di una potenza straniera nemica? Il regime di Orbán ha usato Pegasus per spiare almeno cinque giornalisti, tra cui Andras Szabo e Szabolcs Panyi del sito di inchiesta Direkt36, e l'uomo d'affari Zoltan Varga, proprietario del Central Media Group, l'ultimo gruppo editoriale indipendente del paese. Nella lista dei bersagli di Orbán ci sono una decina di avvocati, un politico dell'opposizione e diversi imprenditori che hanno chiesto di rimanere anonimi. In Ungheria la libertà è tale che essere critico di un governo, o semplicemente voler preservare la libertà di stampa come sta cercando di fare Varga, è tanto pericoloso quanto il terrorismo.

"La vicenda, se è vera, è totalmente inaccettabile", è stata la reazione della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Ed effettivamente l'Ue non può accettare che un suo stato membro adotti gli stessi metodi contro il giornalismo e l'opposizione di paesi come l'Azerbaijan, il Marocco o l'Arabia Saudita. Non solo il governo Orbán vìola le regole fondamentali sulla libertà di stampa e la privacy, ma rimette in discussione la stessa democrazia. Per ora la Commissione ha sospeso la sua valutazione e potrebbe chiedere al governo ungherese di concordare una proroga di un mese per dare il suo giudizio definitivo. Dietro le quinte è in corso un braccio di ferro tra Bruxelles e Budapest perché la Commissione è insoddisfatta per gli scarsi meccanismi di audit e controllo di come vengono spese le risorse e per l'assenza di riforme legate allo stato di diritto (indipendenza della giustizia, appalti pubblici e lotta alla corruzione) che erano state raccomandate all'Ungheria nel 2019.

Nel frattempo, di fronte allo scandalo del Progetto Pegasus, dentro il Parlamento europeo ieri si sono alzate diverse voci per chiedere alla Commissione di aprire l'ennesima procedura di infrazione contro l'Ungheria e difendere i valori dell'Ue. “L'utilizzo di Pegasus contro i giornalisti da parte dello stato ungherese contraddice il diritto europeo. Ursula von der Leyen ora tocca a te”, ha detto l'europarlamentare tedesco dei Verdi, Sven Giegold. Per la presidente del gruppo dei Socialisti&Democratici, Iratxe Garcia Perez, “un governo che spia i giornalisti va contro tutti i principi della libertà dei media in Europa. L'Ue deve agire contro attacchi contro giornalisti o ong da parte del regime oppressivo di Orbán”. Ancora più duro il commento dell'europarlamentare belga di Renew, Guy Verhofstadt: “Basta con i 'profondamente preoccupati'... L'Ue ha una dittatura che le cresce in seno”. Verhofstadt vuole una commissione di inchiesta del Parlamento europeo.

Oggi il collegio dei commissari adotterà il Rapporto annuale sullo stato di diritto, che potrebbe servire da base per sospendere l'erogazione di una parte dei fondi dell'Ue a Ungheria e Polonia in autunno. Saranno analizzati tutti gli stati membri, ma l'attenzione sarà incentrata su Budapest e Varsavia. Nel frattempo, la Commissione potrebbe agire tra questa settimana e la prossima sulla Polexit giuridica. Lo scoop è di Tomasz Bielecki della Deutsche Welle: la Commissione intende inviare un ultimatum a Varsavia. Dare seguito alle sentenze della Corte di giustizia dell'Ue sulla riforma della magistratura entro la prossima settimana oppure correre il rischio di dover pagare sanzioni pecuniarie. Dopo la sentenza della Corte costituzionale polacca che disconosce la supremazia del diritto dell'Ue, con una lettera l'esecutivo di Ursula von der Leyen dovrebbe dare sette giorni alle autorità di conformarsi alle decisioni della Corte di giustizia dell'Ue. Se le cose non cambieranno entro una settimana, la Commissione chiederà alla stessa Corte di giustizia dell'Ue di imporre al più presto una multa alla Polonia.
(Europa ore 7 del 20/07/2021)
 
 
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