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CANONE RAI E BILANCI SEPARATI
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Comunicato 
23 marzo 2000 0:00
 


L'UE HA RAGIONE MA LA MESSA IN PRATICA E' IMPOSSIBILE.
SOLO LA SEPARAZIONE SOCIETARIA E DI GESTIONE RIUSCIREBBERO A INTERROMPERE L'ANOMALIA DI UN SERVIZIO PUBBLICO CHE FA CONCORRENZA AI PRIVATI SUL LORO SPECIFICO TERRENO.

Firenze, 23 Marzo 2000. L'Ue, attraverso il commissario Mario Monti, ha ribadito che la Rai deve avere bilanci separati, per la gestione del servizio pubblico con i 2500 miliardi che gli derivano dal canone/tassa, e per la sua attivita' sul mercato privato.
Interviene il presidente dell'Aduc, Vincenzo Donvito.
Sono ormai due anni che questa storia va avanti, e viste le riluttanze della Rai -nonostante gli impegni e le dichiarazioni del presidente Zaccaria- e l'insistere dell'Ue perche' dal dire si passi al fare, crediamo sia proprio il caso di uscire dall'ambiguita', e dire le cose come realmente stanno: siamo in presenza di artifizi contabili per cercare di ovviare alla piu' grossa contraddizione del nostro servizio pubblico di informazione, che vuole essere tale, e con questi soldi sgominare anche gli altri attori del mercato privato.
L'Ue chiede che i bilanci siano separati in una societa' che dovrebbe solo differenziarsi. Ma come si fa a non rendersi conto che il meccanismo della differenziazione, piu' che una peculiarita' per presunti bilanci e attivita' separate, e' la caratteristica di ogni azienda che, facendo investimenti ed avendo introiti garantiti per un settore (dal canone/tassa nel nostro caso), cerca di circoscrivere il rischio in modo che non comprometta tutto l'assetto aziendale; e di rischio oggi, in un mercato in ampia espansione e concorrenza, con necessita' di investimenti plurimiliardari per gli stessi strumenti base della propria attivita' (pensiamo ai satelliti), ce n'e' a iosa. E questo rischio, con la parte garantita dall'introito, diventa piu' semplice da affrontare. Quindi i bilanci separati sono solo un eufemismo per continuare a finanziare con il pubblico denaro una Rai che fa concorrenza ai privati sul loro specifico terreno, con in piu' l'aggravante che, quando i bilanci stanno per scivolare in rosso, basta chiedere al Governo un ritocco in su del canone/tassa.
Non ci resta che ricordare quanto il corpo elettorale aveva chiesto al legislatore con il referendum: privatizzare il servizio pubblico. E ci sembra ancora una valida opzione per far si' che il mercato delle Telecomunicazioni non sia zoppo di opportunita' per gli imprenditori, con costi -per i consumatori- che non rispondono al mercato.
 
 
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