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Rai/Corte dei Conti. Un buco di 79.9 mln perche' non riscuote l'imposta canone dalle aziende
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Comunicato di Vincenzo Donvito
14 aprile 2011 12:36
 
 E' stato resa nota oggi, dalla Corte dei Conti, la Determinazione n.16/2011, “Relazione sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria di RAI” sugli esercizi 2008 e 2009.
La sintesi e' tutta in questa frase: “Permangono e risultano accentuati i profili di criticità nella gestione della RAI già evidenziati nel precedente referto e, primo fra tutti, il persistente sbilancio negativo tra ricavi e costi, le cui ripercussioni sulla situazione economico-patrimoniale e finanziaria della Società stanno assumendo carattere strutturale e dimensioni preoccupanti (con una perdita di 79,9 milioni di Euro nel 2009)”.
La Corte dei Conti, oltre a perorare rigoroso interventi di contenimento dei costi, sull'imposta/canone dice: “Il recupero dell'evasione, anche per gli abbonamenti speciali -che non si riesce peraltro a contrastare– potrebbe contribuire, in particolare, a riequilibrare la posizione economico-finanziaria della Rai”.
Cioe' quello che noi diciamo dal 2007, stimando l'evasione in circa un miliardo di euro all'anno. Cosi' scrivevamo in quell'anno: “Secondo i dati dell'Istituto demoscopico del Governo, in Italia risultano 4.371.087 imprese; il 91,7% delle quali ha Internet e, di conseguenza, almeno un computer. Considerando solo queste ultime imprese, i canoni dovuti sarebbero 4.008.286. Ma dai dati pubblicati sul sito ad hoc della RAI risulta che i canoni speciali riscossi al 31 dicembre 2006 erano 171.554. Ammesso e non concesso che il numero di abbonati speciali riportato dalla Rai sia costituito da sole imprese, l'evasione di questo canone da parte delle imprese e' apprezzabile intorno al 95,8%. Limitandosi ad applicare il canone speciale base (185,29 Euro) a quel 95,8% delle imprese, l'evasione e' di 742.695.000 Euro.
Se si considera che oltre alle imprese vi sono altri due milioni di lavoratori indipendenti, che il canone speciale va pagato per ciascuna sede o ufficio, e che lo stesso varia da 185,29 a 6.199,50 euro l'anno a seconda della tipologia commerciale, non ci sembra di esagerare nel valutare l'evasione come minimo sul miliardo di euro l'anno”.
E solo le Poste, per esempio, evadono qualcosa come 13 milioni di euro all'anno. Diverse le interrogazioni parlamentari che abbiamo fatto presentare (1) ma il ministero non ha ritenuto di rispondere.
E' evidente che le soluzioni ci sarebbero, ma la Rai preferisce impegnare le proprie risorse per, ad esempio, far pagare due canoni per un solo televisore a chi, ha residenza nella stessa casa pur non facendo parte del medesimo nucleo famigliare anagrafico. Andare a bussare alle grandi aziende piu' o meno di Stato implicherebbe l'esplosione dell'assurdita' di dover pagare un'imposta per un apparecchio “atto a ricevere trasmissioni tv” (quindi anche un videocitofono...), ma tanto, “buco o non buco”, paga Pantalone e poi, come privarsi della lamentela a singhiozzo dei vari amministratori Rai sul fatto che bisogna recuperare cio' che non viene pagato con questa imposta? Oppure, come farebbe il politico di turno della maggioranza, incluso il capo del Governo, ad invitare i contribuenti a non pagare l'imposta/canone quando la tv di Stato non dice quello che loro vogliono?
Un metodo a nostro avviso ci sarebbe perche' la Rai non abbia piu' questi buchi e facendo terminare la concorrenza sleale e l'abuso di posizione dominante che opera sul mercato nei confronti dei suoi cosiddetti concorrenti: l'abolizione del canone. Certo ne verrebbe fuori un'altra Rai, ma come fanno, per esempio in Spagna, dove il canone non c'e', oppure in Usa?
Qui il nostro canale web sul canone Rai

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