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Rete unica Tlc. Quando e come. NO alla governance di Tim
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Comunicato di Vincenzo Donvito
26 agosto 2020 13:06
 
Chissà quando e come vedremo la ormai mitica Rete unica delle telecomunicazioni.
Quando
Sui tempi c’è la Tim che la tira per le lunghe perché non vuole mollare sul suo controllo della rete, mentre gli altri, essenzialmente Open Fiber, sono lì ad aspettare che qualcosa accada. Ora Fibercop (il nome dato da Tim alla sua Rete) grazie all’ok da parte del governo godrà dell’ingresso in minoranza del fondo americano Kkr per la gestione del cosiddetto ultimo miglio. E a questo punto sembra che Cdp (Cassa Depositi e Prestiti - 1) dovrebbe entrare in Fibercop. E tutto dovrebbe procedere?

Come
I due attuali maggiori concorrenti dovrebbero essere quindi insieme nella gestione della Rete unica. In teoria. Tim, come detto, non vuole mollare sul controllo della Rete, adducendo motivazioni di ogni tipo, tra cui la valorizzazione delle sue professionalità acquisite col tempo (2)… professionalità che è bene ricordare che Tim non se le è create partendo da un garage nel sottoscala della casa di un ragazzo che studiava ingegneria elettronica, ma da un’azienda di Stato (soldi dei contribuenti) che col tempo è stata privatizzata: prima Teti, poi Sip, quindi Telecom e l’attuale Tim. Professionalità che quindi non sono sue ma di tutti che, se anche nel frattempo hanno continuato ad essere alimentate da un’azienda che è diventata privata, non sarebbe cosa strana che fornissero il loro supporto ad un servizio per il bene diffuso (3).
In questa articolata “rete” di opzioni ed interessi per la creazione della Rete unica, gli utenti e i consumatori del servizio sono in attesa. Non tanto quelli che oggi sono raggiunti già dai servizi di fibra che - a zig-zag tra le varie offerte, incluse le diffuse fregature dei diversi operatori – riescono ad avere un servizio decente. Ma tutti quelli che non sanno neanche cosa possa significare la parola “decente”. I provvedimenti restrittivi della mobilità in periodo di pandemia hanno confermato quanto sia importante per l’oggi e per il domani una infrastruttura del genere, decisiva per crescita e competitività, quindi per istruzione, lavoro, salute, sicurezza, qualità della vita.
In questo contesto vogliamo ricordare le parole di qualche settimana fa di Franco Bassanini, presidente di Open Fiber, in merito (4): è ''praticabile solo il modello della rete unica neutrale, non controllata da una Telco, ma condivisa da tutte: una public company, o una rete controllata dallo Stato, garante della sicurezza della rete e dei dati e del diritto universale alla migliore connettività (Ftth, 5G e edge cloud computing)”.
Abuso di posizione dominante
La praticabilità di questo auspicio di “elementare economia” di mercato sembra che cozzi con la voglia di controllo (governance) da parte di Tim. Che opererebbe in un contesto di abuso di posizione dominante, essendo nello stesso momento “governatrice” della Rete e competitrice con le altre aziende che fruirebbero dei servizi da lei “governati”. La differenza tra governance e monopolio, di fatto, si dissolverebbe.

Saranno chiari questi concetti a chi ci governa e che dovrebbero operare per il bene pubblico? Oppure si vuole cedere/concedere a Tim in nome di questo bene pubblico? Noi ricordiamo che cedendo/concedendo la governance a Tim, non sarebbe diverso da quelle situazioni attuali di aziende - concorrenti dell’ex-monopolista - che fruiscono oggi della sua rete e che, proprio per questo, sono spesso penalizzate per disponibilità e priorità di accesso alla stessa rete.


NOTE
1 - che insieme ad Enel detiene il controllo di Open Fiber. Cdp Spa è controllata per circa l'83% dal ministero dell'Economia e per circa il 16% da alcune fondazioni bancarie: quindi cassaforte dello Stato e investitrice dello stesso.
2 - con le nostre esperienze (consumatori) possiamo confermare che i tecnici Tim sono mediamente più preparati di chiunque altro.
3 - Tim inoltre ha un debito (https://www.gruppotim.it/it/investitori/debito-rating/gestione-debito/debt-structure.html) che non si può escludere che avrà il suo peso (e la sua via d’uscita?) anche in questa vicenda dove lo Stato (cioè i contribuenti) avrebbe una grande presenza (le vicende di Alitalia, ultima della serie, tra newco e bad company, dove in quest’ultima finiscono tutte le esposizioni passive, gridano vendetta per il mercato e le sue vittime).
4 – Corriere della Sera del 09/08/2020
 
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