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Informazione di Stato. O l’informazione non funziona oppure e’ lo Stato che non funziona...
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Comunicato di Vincenzo Donvito
17 settembre 2017 14:25
 
 TGUno delle 13,30 di domenica 17 settembre. Premessa: e’ breve perche’ c’e’ la Formula Uno da Singapore che preme (prima di questo tg mandavano…. Formula Uno). Sentiamo le notizie:
- Prime, italiane: Gentiloni dice a Milano, Berlusconi dice a Fiuggi e Salvini dice a Pontida.
- A seguire, estero: Al Fatah riconosce l’Autorita’ palestinese, cronache della bomba alla metropolitana di Londra, l’aereo della British che per falso allarme ha scaricato i passeggeri ad un aeroporto di Parigi.
- E poi: cronache a margine dell’assassinio di Noemi (donne vittime “rigidamente” chiamate per nome proprio, succede altrettanto per i maschi?)
- A finire: sport e pubblicita’ per alcuni programmi della serata
Sono rimasto a bocca aperta, proprio perche’ sono un cittadino contribuente che paga le imposte per avere anche questi servizi di informazione dallo Stato. Nella fattispecie e’ un servizio su cui non e’ consentito di metter bocca in nessun modo se non, attraverso le massime istituzioni rappresentative, a cui poi, chi di dovere, risponde che lui ha sempre ragione.
Lo stupore nasce dal fatto che, per mia fortuna e costanza, mi informo essenzialmente attraverso altri canali e media. Quello che mi ha colpito e’ l’assenza di notizie di primo piano di un certo rilievo cosi’ come, seguendo in giornata altri media non dello Stato italiano, mi ero fatto idea fossero importanti (tipo: crisi Rohingya ormai ai confini tra Myanmar e Bangladesh, referendum kurdo in Iraq e quello in Catalogna).
Mi sono chiesto: a cosa serve un tg del genere? A parte le banali considerazioni sui soldi, i giornalisti piu’ o meno espressione dei partiti in Parlamento, l’equilibrio di un servizio pubblico (con tanto di pubblicita’) che fa concorrenza ai media privati… mi chiedo come ci si senta a fare tg del genere (includendo tutti i soggetti che vi contribuiscono) e, soprattutto, come ci si sente a subirli.
Sul primo aspetto, in questo contesto, abbiamo poco da aggiungere alle considerazioni gia’ accennate. Siamo invece preoccupati per il secondo aspetto: come ci si sente a subire. Domanda poco frequente in una societa’ in cui l’impegno e il riscontro civico o e’ estremo, sloganistico e spesso finto e montato ad arte da macchine del consenso, o non c’e’. Cioe’, c’e’ la rassegnazione che le cose sono in certo modo (non gradito) e nulla e’ possibile fare perche’ non sia tale. E quindi ognuno fa per se’, anche -per fortuna- in considerazione del fatto che per l’informazione, la funzione e la nicchia di quella elargita dallo Stato e’ insignificante per i piu in termini culturali, antropologici, sociali ed economici; ma lo e’ per chi dirige il nostro Stato e la nostra amministrazione. Se poi proiettiamo questa situazione a livello europeo ed internazionale, l’insignificante diventa anche ridicolo, inutile e dannoso. Noi italiani siamo famosi nel mondo non certo per i media e l’informazione, ma solo per l’abbigliamento, il cibo e i bei posti da visitare (tutte eredita’ della storia passata*).
Eppure i soldi non ci mancano. Cosi’ come non ci mancano alcune professionalita’ (non necessariamente quelle che sono andate all’estero). Cosa c’e’ che non funziona, l’informazione o lo Stato?

* a meno che qualcuno non voglia credere che un turista va a Roma, per esempio, per visitare anche la Nuvola di Fuksas cosi’ come si va a Parigi a visitare la torre Eiffel o a New York l’Empire State Building.
 
 
 
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