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 ITALIA - ITALIA - Fiumi di dichiarazioni: l'esercizio retorico della politica attorno alla Rai
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Notizia 
29 settembre 2009 10:14
 
L'incontro previsto tra il Ministro Scajola, il Viceministro Romani ed il Presidente e il Direttore Generale della Rai si terra' giovedi' 8 ottobre alle ore 17.00. L'incontro e' stato fissato dopo che il ministro e' sbottato contro la programmazione dell'emittente finanziata dai contribuenti.  Oggi, invece, di canone si discutera' alla Camera in un convegno con il sottosegretario Paolo Romani, il presidente della Fieg, Carlo Malinconico, il presidente della Rai, Paolo Garimberti, i membri del Cda e diversi componenti della commissione di Vigilanza.
Intanto la politica si esercita in dichiarazioni pro e contro la disdetta del canone Rai, con un risultato paradossale: l'attuale minoranza parlamentare si auto rappresenta come baluardo a difesa del cosiddetto servizio pubblico in questa fase controllato dalla maggioranza di centro destra. Di seguito un estratto delle dichiarazioni.
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L'iniziativa indetta da Il Giornale e Libero come 'risposta' alla trasmissione di Michele Santoro 'Annozero' ha aperto il dibattito nel mondo politico.
"Feltri e 'Il Giornale' -ha detto il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone- hanno indicato la luna, cioe' un problema: il guaio e' che gli sciocchi guardano il dito, e cioe' si limitano a commentare la specifica iniziativa della disdetta del canone. La politica farebbe bene ad affrontare la questione di fondo, e cioe' il ruolo di un servizio pubblico pagato dai cittadini".
Il ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini, sulla scia del dibattito ha lanciato un'altra proposta: "Si potrebbe mettere un bollino verde, come quello per i minori, ma per vedere quali programmi sono di interesse pubblico. E poi finanziare solo quelli con i soldi del canone Rai".
Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, e' tra chi sostiene che il canone debba essere pagato: "La responsabilita' dovrebbe essere di chi fa informazione sul servizio pubblico pagato con le tasse dei cittadini. Io non sono d'accordo con coloro che fanno la campagna contro il canone della Rai, perche' il servizio pubblico deve fare il servizio pubblico", ha spiegato il titolare della Farnesina. "Non e' dicendo 'ti togliamo il canone' che sara' un miglior servizio pubblico, Scajola ha fatto bene, il viceministro Romani ha fatto bene -ha proseguito Frattini-. Un'altra cosa a mio avviso sbagliata e' che i giornalisti che rivendicano la loro indipendenza, e apparentemente dicono che in Italia non c'e' la liberta', si schierano in una manifestazione di piazza contro Berlusconi". Secondo il ministro degli Esteri, "questo e' un errore che porta molti giornalisti, le cui firme noi rispettiamo, a doverli considerare da domani uomini di parte. Perche' se ci sono giornalisti e partiti insieme a una manifestazione di partito che ha un solo punto' siamo contro Berlusconi' -ha sottolineato Frattini- quale credibilita' avranno i manifestanti?".
E per il sottosegretario Paolo Romani la "campagna contro il canone mi sembra francamente improprio anche perche', lo dico da uomo di governo, mi sembra difficile far mancare due terzi delle risorse al pubblico servizio".
"Forse in un altro Paese una zoomata su quello che sta avvenendo l'avrebbe fatta l'Antitrust. Lo ha detto Nino Rizzo Nervo, consigliere di amministrazione della Rai, in quota centro-sinistra. Ci vedo una strategia? No, vedo la normalita' di questo Paese -ha proseguito Rizzo Nervo- in cui il presidente del Consiglio, che e' anche proprietario del maggiore concorrente del servizio pubblico, istiga l'abbonato a non pagare il canone. Forse se la Rai si indebolisce, questa sua debolezza puo' andare a vantaggio di qualcun altro. Viene questo sospetto".
Il candidato alla segreteria del Pd, Pier Luigi Bersani, non ha dubbi: "Certo che continuero' a pagare l'abbonamento della Rai ed istigare a non pagarlo e' un altro degli scalini in basso che si stanno toccando in questo momento. Non che la Rai non abbia problemi da risolvere che riguardano tutto il meccanismo, ma adesso il tema di fondo e' cercare di proteggere quel tanto che c'e' nel meccanismo della liberta' di informazione da pressioni indebite che vengono da chi detiene il potere in un modo deformato". "Vorrei ricordare -ha aggiunto- che l'origine di questa deformazione sta nel fatto che abbiamo una legge elettorale che consente di nominare i parlamentari. Questa e' la madre di tutte le deformazioni perche' quando il governo avendo in mano in modo cosi' diretto una maggioranza in Parlamento, puo' decidere quel che vuole'.
Per Bersani, infine, 'questo e' l'elemento di pressione fondamentale sulla societa', sull'informazione, sulle attivita' economiche, sulle forze sociali e su chiunque. Bisogna che andiamo a alla radice di questo problema'.
Ma il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, la pensa diversamente: "Da anni Italia dei valori dice che questa Rai non merita il canone perche' e' controllata e gestita dal sistema dei partiti. Avvisiamo i cittadini: fin quando i partiti non vanno fuori dalla Rai, non merita il vostro canone".
Mentre Roberto Rao, capogruppo Udc in Vigilanza, si e' schierato contro lo sciopero del canone: "Se i cittadini fossero giustificati a non pagare piu' il canone per ogni programma che non condividono, la Rai sarebbe costretta a chiudere i battenti in breve tempo".
Il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, ha suggerito di riprendere l'attuazione della sua legge sulla Rai: "La mia idea e' che si deve attuare la legge Gasparri e che prevede una parziale privatizzazione della Rai". Secondo l'ex ministro delle Comunicazioni bisogna "ripensare il servizio pubblico, che puo' essere con un numero minore di reti veramente al servizio di tutti e non della sinistra televisiva". La legge, ha sottolineato Gasparri, "c'e' e bisogna attuarla. Capisco le proteste ma se la Rai sara' troppo faziosa e sbilanciata a sinistra diventano inevitabili. Occorre rendere la Rai piu' obiettiva e aperta a tutte le voci la gente cosi' si riconosce e paghera' piu' volentieri il canone".
Secondo Mario Landolfi, membro Pdl della commissione di Vigilanza, "e' molto popolare dire non pagate il canone. In realta' va abbassato e fatto pagare a tutti" agganciandolo alle bollette dell'Enel come avviene in Francia. "Il canone che incassa la Rai -ha spiegato Landolfi- ha l'effetto di limitare la raccolta pubblicitaria. Se si togliesse dovrebbe essere eliminato il tetto con conseguenze distortive per il Paese. La Rai e' un servizio pubblico anche se in molte trasmissioni non si avverte".
Alessio Butti, altro componente Pdl della commissione di Vigilanza, ha osservato: "Mi fanno sorridere queste campagne, perche' nessuno paga volontieri il canone, soprattutto se il servizio pubblico offerto e' quello che vediamo quotidianamente. Ma non si puo' abolire il canone senza pensare a come sostenere il servizio pubblico e, quindi, senza pensare a un'altra fonte di finanziamento".
"La campagna per non pagare il Canone Rai "e' veramente un atto di propaganda pericolosissima". Ne e' convinto Enzo Carra, membro Pd della commissione di Vigilanza. Secondo il parlamentare del Pd "togliere il canone, equivale a chiudere la Rai che dal punto di vista commerciale ha un braccio e mezzo legato, a causa della legge Gasparri, in quanto puo' raccogliere molta meno pubblicita' di reti commerciali come Mediaset e Sky". Carra ha ricordato come gia' tempo fa venne portata in commissione una proposta per risolvere questo problema, proposta che, secondo l'esponente del Pd, sarebbe valida anche oggi e potrebbe essere valutata fattivamente. "Si pensa -ha spiegato Carra- di attribuire ad una delle reti Rai (ad esempio Rai Tre) le trasmissione di servizio pubblico (come tg, informazione di carattere generale e altri programmi che vengono ritenuti di interesse pubblico). Una rete totalmente pubblica, per cui si pagherebbe il canone, senza pubblicita' e che risponda agli indirizzi della commissione di Vigilanza". Per quanto riguarda le altre due reti, secondo questa proposta, "diverrebbero tv commerciali -ha aggiunto Carra- per le quali non si pagherebbe piu' il canone. A questo punto pero' dovrebbe essere rivista la Legge Gasparri per eliminare il tetto di pubblicita'". La proposta "in passato di consensi ne aveva. Ora voglio vedere se ne avra' ancora, soprattutto nella maggioranza".
Per Giorgio Merlo, vicepresidente della commissione di Vigilanza, "il si' al canone Rai e' una battaglia di liberta'". Secondo l'esponente del Pd: "E' curioso che nella lotta contro il canone Rai patrocinata da ampi e consistenti settori della destra si unisca, per opposti motivi, anche Di Pietro. Una ragione in piu' per dire, ad alta voce, che la Rai degli opposti estremismi non serve a nessuno e che chi vuole abolire oggi il canone lavora direttamente per liquidare la Rai e quel che resta del pluralismo politico nel nostro paese".
Marcello De Angelis, membro Pdl della Vigilanza, ha spiegato che, a suo parere, "la disdetta del canone non e' lo strumento adatto per affrontare il problema della qualita' dell'informazione Rai, soprattutto in questo momento in cui stiamo cercando di rimettere a posto i conti del servizio pubblico. La questione non si puo' affrontare in questi termini. C'e' la commissione di Vigilanza che valutera' in che misura il programma di Santoro si e' reso responsabile di inadempienza. Pero', se il contratto assegna al conduttore la gestione dei contenuti, la faccenda va affrontata in termini aziendali. Non certo con le sollevazioni di popolo".
Giorgio Lainati, parlamentare Pdl in Vigilanza, ha detto di convidere "l'esasperazione degli abbonati che non accettano il fatto che Santoro e Travaglio si ritengano proprietari della tv pubblica e che non rispondono a nessun regolamento e norma che impongono il rispetto del pluralismo, del contraddittorio e della privacy dei cittadini. Tuttavia ritengo al contempo che abbia fatto bene il vice ministro Paolo Romani a sottolineare che la campagna per non pagare il canone non e' la strada giusta da seguire perche' -ha concluso Lainati- provocherebbe un enorme danno a tanti lavoratori del servizio pubblico, che sono seri professionisti che fanno il loro dovere nel rispetto degli abbonati".
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