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Coronavirus e quotidiani online. Che delusione…
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Articolo di Vincenzo Donvito
13 aprile 2020 15:55
 
  L’informazione è una delle attività portanti di questa pandemia. L’organizzazione digitale della propria vita è diventata molto più importante di prima. Problemi tanti, molti a livello individuale: per la maggior parte l’organizzazione della propria vita non ruotava intorno alla Rete, considerata (a torto, a nostro avviso) una sorta di balocco da intrattenimento. Una considerazione ben ramificata a livello istituzionale che, per esempio, ha visto anche un colosso previdenziale e fondamentale come l’INPS collassare nel momento del bisogno.
Oggi siamo tutti “attaccati” alla Rete, con crescita esponenziale diffusa e, sostanzialmente un sistema tecnologico che, al momento e miracolosamente, sembra reggere (anche se il deficit del nostro Paese in merito è uno dei peggiori a livello Ue).

In questo contesto giocano un ruolo importante, per la loro professionalità, i quotidiani. Che non hanno mai brillato per iniziative e organizzazione in Rete, Considerata quasi sempre una sorta di “Cenerentola” o vetrina in cui è bene esserci (anche per dire che si è presenti) piuttosto che un investimento massiccio e parallelo al prodotto cartaceo che viene offerto attraverso le edicole. Il problema principale è sempre stato se il prodotto doveva essere a pagamento o gratuito. La quasi totalità ha optato per quello a pagamento, mantenendo quello gratuito essenzialmente come vetrina. Ma il servizio a pagamento non ha mai “sfondato”. Impensabili in Italia i numeri di abbonati che autorevoli quotidiani americani e/o britannici macinano quotidianamente. Non solo, ma non possiamo dimenticare quello che nel 2017 successe al quotidiano di Confindustria, IlSole24Ore, che per accreditarsi diffondeva numeri farlocchi rispetto al suo seguito in Rete (1).

Questi quotidiani si sono trovati ad affrontare anch’essi la crisi emergenziale sanitaria. Sarebbe stata una buona occasione non solo per contribuire a gestire meglio l’emergenza ma anche per fare pubblicità alle loro versioni digitali e cercare di aumentarne la diffusione, magari offrendo il prodotto completo gratuitamente e concentrandosi, più di prima sulla pubblicità. Altri soggetti hanno sfruttato questa occasione, anche solo per trarne un vantaggio economico, ma non i quotidiani. Non solo, ma le attuali versioni digitali gratuite sono diventate meno leggibili di prima e, talvolta anche con pubblicità invasive di dubbia legittimità (2). Servizi che poi, quando si va a leggere le cronache locali, sono erogati in modo ancora più deprimente, con poche notizie del giorno, home page con presenza delle stesse news per giorni e giorni, pubblicità sempre più invasive. Offerta che – ripetiamo – diventa ancora più deprimente, sia per le cronache nazionali che locali, quando non è possibile leggere informazioni di notevole importanza per l’emergenza coronavirus.

Sappiamo, ovviamente, che si tratta di aziende private e che molte, anche se usufruiscono dei contributi pubblici all’editoria, si devono barcamenare per far tornare i conti e far andare in attivo i loro editori. Ma, essendo anche noi Aduc una testata giornalistica quotidiana (nel suo genere, ovviamente, e non generalista) consapevoli quindi di cosa significhi e comporti esserlo, avremmo auspicato una maggiore attenzione all’importanza dell’informazione in un momento come questo. Certo, tutta l’azienda che produce l’informazione va finanziata, a discapito anche e altrimenti della qualità stessa di questa informazione. Ma come si loda la capacità di disciplinato adattamento che la popolazione tutta sta dando in questo momento, rinunciando a buona parte della propria economia, ci saremmo aspettati altrettanto da chi ha in mano le chiavi dell’informazione quotidiana.
Speriamo se ne faccia tesoro, visto che l’esperienza che stiamo vivendo ci sta ampiamente dimostrando che non possiamo fare a meno gli uni degli altri.

NOTE
1 – il giornalista dello stesso quotidiano che svelò il tutto, licenziato senza tante discussioni, è oggi un collaboratore di Aduc
2 – qui un caso relativo al quotidiano La Repubblica
 
 
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