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Canone Rai speciale. Che fare quando e’ solo un tentativo di estorsione?
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Comunicato di Vincenzo Donvito
8 luglio 2017 9:29
 
 Da fine giugno la Rai sta inviando a tutti i detentori di partita Iva la richiesta di pagamento del cosiddetto canone speciale per il secondo semestre 2017, cioe’ l’imposta da pagare per il possesso di un apparecchio tv in ambito lavorativo. Mentre per il canone domestico vige la regola del pagamento tramite bolletta elettrica, per quello speciale c’e’ ancora il vecchio metodo: arriva nella sede legale di chiunque la richiesta di pagamento, con relative minacce se non avviene e con poche spiegazioni. I soggetti piu’ colpiti sono essenzialmente i lavoratori in proprio, cioe’ coloro che -soggetti Iva, magari con sede legale a casa propria dove gia’ pagano l’imposta/canone tramite bolletta elettrica- svolgono la loro attivita’ come artigiani, consulenti, etc. La legge in merito e’ lapidaria: per il co-possesso bisogna pagare due canoni. Quindi, in teoria, la Rai ha ragione e questi soggetti Iva, devono pagare il canone due volte anche se l’apparecchio e’ uno solo.
In teoria, per l’appunto.
In pratica l’imposta va pagata solo se il televisore in casa, oltre che per la famiglia, venga usato per la propria attivita’ lavorativa. Cosa che di fatto e’ raro che avvenga… a meno che non si consideri che il soggetto Iva che torna la sera a casa, e magari si vede un tg, con quell’atto si stia tenendo informato e, di conseguenza, aggiornando anche per la propria cultura d’azienda, con evidente ricaduta sulla attivita’ professionale. Ovviamente, abbiamo estremizzato, ma non si puo’ escludere che questo ragionamento possa essere fatto dalle contorti menti burocratiche che gestiscono il settore.
Quindi che deve fare il 99,99% di coloro che ricevono questa missiva? Siccome si tratta di lettera ordinaria, la possono serenamente ignorare, anche se la lettera e’ strutturata come minaccia e con prospettive di ritorsioni, multe, etc. Cioe’: non ha valore legale. Ricordiamo in tanti che fino ad un paio di anni fa ci arrivava simile lettera anche per il presunto possesso del tv in casa; e chi non lo possedeva, semplicemente ignorava la missiva. Si attivava, con ricorso, solo nel caso in cui la lettera fosse una raccomandata A/R. Altrettanto consiglio vige per i nostri soggetti Iva che non usano il tv per la propria attivita’.
Se dovesse arrivare la raccomandata A/R e si rientra nella categoria di coloro che hanno la tv in casa solo per uso domestico, che si deve fare? Replicare con altrettanto mezzo in forma di diffida. Se la Rai dovesse continuare, si deve procedere con un interpello all’amministrazione finanziaria in cui si spiegano le ragioni della propria opposizione, non escludendo -inseguito e nei casi piu' estremi- il ricorso al giudice.

Le ragioni giuridiche a cui si riferisce la Rai per questa pretesa (1), sono le seguenti:
- Articolo 27 rdl 246/1938: “Il canone di abbonamento dovuto per audizioni date in locali pubblici od aperti al pubblico….. “
- Art. 2. ddlt 458/1944. “Audizioni in locali pubblici o aperti al pubblico. …. “Qualora le radioaudizioni siano effettuate in esercizi pubblici o in locali aperti al pubblico o comunque fuori dall'ambito familiare, o gli apparecchi radioriceventi siano impiegati a scopo di lucro diretto o indiretto, l'utente dovra' stipulare uno speciale contratto di abbonamento con la Societa' concessionaria”.

Qui il settore specifico sul web di Aduc sul canone Rai

Per casi specifici e/o piu’ articolati, ricordiamo che tramite il web di Aduc si puo’ ottenere consulenza gratuita

1 - qui la specifica pagina web della Rai in cui spiega in linea generale il perche’ e il per come
 
 
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