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Telecom Italia: gli azionisti premono per una svolta. Commenti
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Articolo di Redazione
9 settembre 2008 0:00
 
Telecom Italia e' a una svolta. Il titolo della societa' e' ai minimi, poco piu' di un euro ad azione, la meta' rispetto alle quotazioni di inizio 2008, e solo un terzo rispetto ai circa tre euro che quotava durante il 2004. Gli azionisti di Telco, la societa' che controlla il gestore telefonico, sono impazienti di vedere i risultati dell'opera di Franco Bernabe', l'amministratore delegato a cui hanno affidato il compito del risanamento finanziario e gestionale dell'ex monopolista. Sia Telefonica, il socio spagnolo, che le imprese italiane che furono coinvolte per salvaguardare l'italianita' dell'azienda (Benetton -Sintonia, Generali, Mediobanca, Intesa Sanpaolo  e altri) hanno fretta, perche' il crollo delle quotazioni, influira' negativamente sui loro bilanci.
Di seguito una serie di articoli che approfondiscono le manovre in corso.

Corriere della Sera
Telecom, il pressing di Telefonica
Alierta a Roma: vedrà Letta, Tremonti, Scajola, Romani e Calabrò. Punta a un direttore generale. Il nodo Tim Brasil

Key4biz
Alierta (Telefonica) incontra mezza Italia. Ma Telecom Italia deve agire, dando luogo ad azioni concrete di rilancio. Le opzioni possibili

Ansa
Piccoli azionisti Telecom: scorporare rete e venderne il 40%
Per ridare appeal al titolo Telecom, secondo Asati, l'associazione dei piccoli azionisti di Telecom, il management dovrebbe pensare allo scorporo della rete e alla possibilita' di cederne fino al 40%. In una lettera al presidente Gabriele Galateri, l'associazione 'chiede delle iniziative per supportare il titolo'. Non piu' vendita di asset ma solo 'quote di minoranza in asset domestici, ovvero l'identificazione di partner interessati a entrare nel capitale della societa' che sviluppino e gestiscano tali asset (ad esempio la rete)'.
Tra le proposte di Asati 'scorporare e aprire al mercato fino al 40% di una parte rilevante dell'azienda, che possa essere considerata una utility domestica', mentre a medio termine il management dovrebbe 'lavorare su nuovi business per alzare il margine operativo lordo complessivo'.

Financial Times - Radiocor
Telecom venda le torri: Bernabe' anticipi i Benetton
Apparentemente Atlantia sta considerando l'ipotesi di vendere le proprie 300 torri di comunicazione a Dmt, in cambio di una consistente partecipazione nella societa'.
Manovra che metterebbe Dmt in una posizione di forza per l'acquisizione delle migliaia di torri di Telecom Italia, nel caso in cui venissero messe in vendita dal nuovo Piano industriale". E' lo scenario tracciato da Paul Betts nella sua European View sul Financial Times, in cui sottolinea che "se le voci estive si riveleranno corrette, Gilberto Benetton potrebbe aver deciso di prendere direttamente in mano" il dossier Telecom. "Con gli asset legati alle torri valutati 15 volte gli utili, mentre Telecom in Borsa quota a un misero multiplo a una cifra una simile operazione potrebbe risultare molto attraente per tutti gli azionisti scontenti".
In assenza di altri fattori in grado di placare il mercato, secondo il Ft la vendita delle torri - operazione effettuata almeno dieci anni fa dai big Usa - potrebbe quindi rivelarsi una via percorribile per l'a.d. di Telecom, Franco Bernabe'. Se tuttavia Bernabe' ha davvero deciso di seguire questa strada nel Piano che sara' presentato entro novembre, secondo Betts "farebbe meglio a muoversi rapidamente per riuscire a prendersi il merito dell'operazione, anziche' lasciarlo" ad azionisti come i Benetton e i Fossati. Il Ft ricorda che l'ipotesi di vendere le torri era gia' stata presa in considerazione e poi scartata dal "predecessore di Bernabe'" e sottolinea che "il management del gruppo non sembra ancora completamente convinto", anche se Telecom "difficilmente avra' altre opportunita' per mostrarsi al tempo stesso intelligente e generosa con i propri azionisti".
Betts ricorda infatti che la compagnia sta affrontando non solo "le normali sfide portate dal forte rallentamento dell'economia", ma anche "il ribollire dello scontento di alcuni dei suoi principali azionisti". Tra cui, naturalmente, gli spagnoli di Telefonica, che secondo alcuni mostrano segni di impazienza e che ora devono fare i conti "con una minusvalenza teorica di circa 2,5 miliardi".

 
 
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