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Telecom Italia. La piramide di Tronchetti Provera ha fallito. La politica e' cieca, lo "straniero" non e' un demonio
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Articolo di Domenico Murrone
14 marzo 2007 0:00
 
Senza l'infinita piramide societaria, Marco Tronchetti Provera non sarebbe il socio di riferimento di Telecom Italia, ma un piccolo azionista come tanti altri con poco piu' dell'1% del capitale. Infatti, la Mtp&C. Sapa (Marco Tronchetti Provera & Company, societa' in accomandita per azioni, della medesima famiglia) detiene il 61% della Gpi, che a sua volta detiene 50,1% della Camfin (Nota 1), che detiene il 25% di Pirelli&C., che controlla l'80% di Olimpia che detiene il 18% di Telecom Italia. Moltiplicando le varie percentuali si arriva all'1,12%.
Traduzione: ponendo pari a 100 euro il valore borsistico di una societa', acquistando direttamente azioni per 1,12 euro, sono un irrilevante socio di minoranza; se creo una struttura societaria come quella descritta, con la stessa cifra, divento "proprietario".

I politici: ciechi e strumentali
E veniamo alla controparte dell'imprenditore privato: la politica. Francamente non sappiamo quale delle due facce di questa medaglia sia piu' deleteria per i consumatori di servizi telefonici e per lo sviluppo tecnologico dell'Italia. La politica sin dall'epoca della privatizzazione ha avuto un ruolo ambiguo. Ha mantenuto l'antiquata golden share (che in teoria permetterebbe di spodestare la dirigenza della societa', ma che ha avuto come unico risultato di tener lontani investitori seri). Ha salutato la prima scalata alla societa' con elogi sperticati. Ricordate l'appellativo di "capitani coraggiosi" che l'allora premier Massimo D'Alema diede alla cordata guidata da Roberto Colaninno? Quest'ultimo fece un'operazione di acquisizione a debito. L'esultanza di D'Alema forse era dovuta a questo risultato: Colaninno spodesto' dal trono Telecom Umberto Agnelli, che con percentuali da "zero virgola" era diventato azionista di riferimento della societa' appena privatizzata. Il capo del Governo e leader della sinistra riformista vide Colaninno come la novita' positiva per il Paese: finalmente aria nuova, basta capitalismo familiare, evviva i capitani coraggiosi. Peccato che il capitano coraggioso adotto' metodi "italianissimi". Acquisto' una societa' con soldi di altri, poi "regalo'" i debiti alla Telecom.
E venne il turno di Tronchetti Provera. Operazione analoga. Compro a debito e poi li conferisco alla "povera" Telecom. A quell'epoca il Governo era retto da Silvio Berlusconi. Poco prima la piccola tv nazionale, Tele Montecarlo, fu acquistata da Tronchetti. Si parlava di terzo polo televisivo che avrebbe spezzato il duopolio Rai-Mediaset. La tv comincio' a scritturare grossi nomi e si attendeva il lancio in grande stile. Non se ne fece nulla. Tronchetti Provera fece l'operazione Telecom, il Governo non "interferi'" con l'operazione, e ... il terzo polo televisivo divento' la tv di nicchia che e' LA7.

La paura dello straniero e l'italianita' Nella scorsa estate si era parlato di un'alleanza strategica tra il magnate australiano Rupert Murdoch (Sky Italia) con Telecom Italia. Contro si levarono proteste da destra e da sinistra. Le motivazioni: Sky e' gia' monopolista nella tv digitale; la rete deve rimanere italiana. Motivazioni non esenti da strumentalita'. Gli uomini legati all'ex premier Berlusconi difendevano indirettamente Mediaset, quelli legati all'attuale presidente del consiglio avevano altre idee. L'ex braccio destro di Prodi, Rovati, aveva pronto un piano per scorporare la rete da Telecom Italia per "pubblicizzarla". Seguirono le dimissioni di Tronchetti Provera dalla presidenza di Telecom Italia, per far posto a un uomo "amico" di Prodi, Guido Rossi.
Da allora la societa' ha vivacchiato. I contrasti tra Rossi e Tronchetti Provera sono esplosi negli ultimi giorni. Quest'ultimo vuole ormai abbandonare il suo impegno in Telecom, cedendo al miglior offerente la partecipazione in Olimpia, per evitare l'appesantimento dei bilanci "familiari" (Pirelli). Rossi ha in mente un piano di scorporo della rete. Il problema che si pone e': gli acquirenti disposti a pagare meglio la quota Pirelli in Olimpia sono stranieri (la spagnola Telefonica, la russa Afk Sistema, l'indiana Hinduja group). A cio' si oppone il Governo. Da qui la "fregatura" per i consumatori. Una cordata italiana si sta gia' organizzando e un pool di banche nazionali potrebbe intervenire e sostituire Tronchetti Provera. Siccome una simile soluzione non garantirebbe vantaggi industriali (tipici di una fusione tra due aziende), il Governo potrebbe assicurare altri tipi di vantaggi ai nuovi soci: garanzie sul mantenimento degli attuali privilegi di cui gode Telecom Italia. Una soluzione protezionistica che frenerebbe lo sviluppo della rete italiana con i consumatori che continuano ad essere trattati come vacche da mungere.
Potremmo ritrovarci con un nuovo padrone Telecom che compra senza soldi e sara' l'ennesima conferma della cecita' della politica italiana: finora lo spauracchio dello straniero che mette le mani sui nostri telefoni ha prodotto solo danni. Che la smettano di aver questa paura. I consumatori e il sistema nazionale di comunicazione non si tutelano con le paure. Occorre che le autorita' di controllo (Antitrust, Agcom e Consob) facciano il loro lavoro e che il Governo dia un quadro normativo chiaro per tutti gli attori coinvolti.

Nota 1: la Camfin detiene anche una partecipazione minima (lo 0,02%) direttamente in Pirelli.
 
 
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