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Telefonica: gli affari cinesi vanno molto meglio rispetto agli investimenti in Italia
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Articolo di Redazione
19 settembre 2008 0:00
 
Il Sole 24 Ore Radiocor con un articolo a firma Alberto Forchielli, Presidente di Osservatorio Asia, fa il punto sulle riassetto delle telecomunicazioni in Cina e sulle strategie di Telefonica per consolidare la sua presenza in terra cinese. Un'ulteriore dimostrazione della pochezza di Telecom Italia, che racchiusa sostanzialmente nel mercato domestico, litiga proprio con Telefonica.
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Pechino mette mano al riassetto del settore delle tlc e Telefonica entra nella partita. Il gruppo spagnolo si e' recentemente accordato per acquisire il 5,72% di China Netcom Group Corporation. Per la modica cifra di circa 802 milioni di euro, si concludera' un affare che portera' Telefonica - gia' detentrice in precedenza del 5% dell'operatore cinese - a diventare il principale azionista privato di China Unicom, il terzo operatore telefonico cinese. La compagnia guidata da Cesar Alierta si inserisce cosi' nel piano di riorganizzazione e ribilanciamento del settore della telecomunicazione annunciato a maggio e attuato in questi mesi. Il settore vedeva quattro concorrenti: due dominanti - China Mobile e China Telecom - e due marginali - China Unicom e China Netcom. In futuro ne vedra' solo tre, con la fusione dei due marginali in una nuova realta' che si chiamera' Unicom, un piccolo incentivo concesso al piu' statico, China Telecom, e un handicap tecnologico appioppato al concorrente piu' dirompente, China Mobile. E' quindi di Unicom che gli spagnoli finiscono per detenere il 10%, mettendo un piede nel promettente mercato cinese del wireless. Questo mentre sulle attivita' del principale rivale, China Mobile, grava l'handicap dell'utilizzo per i servizi 3G di uno standard cinese ancora poco efficace. La fornitura dei servizi 3G sullo standard TD-SCDMA - uno standard del tutto made in China che si era pensato potesse costituire il vero rivale da battere per lo standard europeo W-CDMA e per l'americano CDMA2000 3G, gia' da tempo e con successo impiegati nei rispettivi Paesi d'origine - dovra' infatti aspettare ancora un po' di tempo. Il punto e' che proprio di recente China Mobile e' stata costretta ad ammettere che lo sviluppo di questi servizi su uno standard per la Cina 'rivoluzionario' e' parecchio in ritardo rispetto agli sviluppi europeo ed americano, per varie problematiche.
Tutto e' stato fermato in Cina, in attesa che - con importanti contributi governativi - la tecnologia TD-SCDMA fosse pronta per liberare i cinesi dalla colonizzazione degli altri standard internazionali gia' funzionanti ovunque nel mondo. Ora, di fronte alla dichiarazione di momentanea impotenza tecnologica del sistema, la concessione delle licenze 3G su tecnologie straniere non puo' piu' essere rimandata e China Mobile si deve rimboccare le maniche se vuole tenere il passo con il sistema autarchico TD-SCDMA rispetto ai concorrenti China Telecom e Unicom che potranno avvalersi degli standard funzionanti a livello internazionale. Si parla anche in maniera insistente di altre misure governative che serviranno a bilanciare l'industria e rendere la vita piu' facile a nuovi entranti. Di fatto gli spagnoli sono dentro e noi siamo a casa che litighiamo, anche con loro.

Alberto Forchielli, Presidente di Osservatorio Asia.
 
 
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