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Tv vecchie e nuove. La tecnologia al servizio del potere o del mercato? Il caso Sky
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Editoriale di Domenico Murrone
21 luglio 2010 8:30
 
Avete presente la difesa strenua dell'italianità di cui si riempiono la bocca molti politici? Quel peloso rituale che mette il Dna giuridico di un'azienda avanti a tutto, allo sviluppo, ai consumatori?
L'Alfa Romeo venduta alla Fiat anziché ai potenziali acquirenti stranieri, è la prima delle tante fesserie nazionalistiche che viene sempre in mente. Di recente c'è stata la doppia farsa del mantenimento in mani italiane di Alitalia e Telecom, obiettivo raggiunto ... grazie a 'francesi e spagnoli', con i consumatori che ne pagano il prezzo.
Un esempio di come un vituperato 'straniero' possa farci bene è dato da Sky Italia, che ha rimesso in sesto i conti delle prime due pay tv italiane (Stream e Tele+), diventando fino a poco tempo fa l'unica tv a pagamento.
Quando entrò nel mercato italiano, Rupert Murdoch, il magnate televisivo più potente al mondo, non pochi se ne lamentarono. La fama di squalo preoccupava e destava sospetti pure la sua amicizia con Silvio Berlusconi (il magnate nostrano).
L'assetto televisivo italiano, basato su un duopolio Rai-Mediaset, tenuto in piedi e al servizio della politica (vedi, tra l'altro, il caso delle frequenze mai assegnate a Europa7 e detenute da Rete4) nel frattempo è cambiato, in peggio.
Mediaset è diventata in molte parti del suo palinsesto tv militante, la Rai è ormai incancrenita. Il mitico terzo polo non è mai decollato, e anche su questo c'è lo zampino dei partiti; le tv locali sono massacrate, come i quotidiani, dal rastrellamento della pubblicità sulle reti nazionali (Rai e Mediaset), e  campano con televendite, non di rado truffaldine.
 
Solo Sky ha rappresentato una novità, raggiungendo una consistenza economica analoga a Rai e Mediaset, anche grazie al suo essere monopolista nella tv a pagamento sul satellite.
Poi è arrivato il digitale terrestre, e Mediaset ha investito pesantemente nel settore, proponendo su una piattaforma diversa, un palinsesto (partite, film e telefilm) non dissimile da quello di Sky.
 
Così ora l'Unione europea ha deciso che anche Sky può ottenere frequenze e trasmettere sul digitale terrestre (prima gli era vietato, visto il monopolio sulla pay tv). Una decisione che rompe le uova nel paniere del duopolio e di Mediaset in particolare, la Rai sembra essere ridotta a mero strumento in mano alla concorrente.
La reazione di Mediaset in una parola è un proposito: sconcertante, faremo ricorso.
 
Il passaggio al digitale terrestre è stato deciso dalla legge Gasparri, che come tutte le leggi precedenti sul settore radiotelevisivo, ha consolidato gli assetti attuali, ingessando i potenziali concorrenti. Ma i nodi vengono al pettine così, l'evoluzione tecnologica e il mutato atteggiamento degli italiani, ha scoperchiato il pentolone.
 
Grazie allo squalo straniero, il sistema televisivo italiano dominato direttamente o indirettamente dalla partitocrazia italiana, ha qualche speranza di diventare qualcosa di diverso. La tv di Rupert Murdoch finora ha operato per fare soldi, fornendo un servizio.
Gli editori italiani (non solo televisivi), purtroppo non hanno questo obiettivo: qual è il reale fine della Rai? E qual è quello degli azionisti italiani di Telecom Italia (banche e assicurazioni) o di Alitalia (banche, assicurazioni, costruttori, gestori di autostrade)?
Qualunque esso sia, neppure indirettamente porterà benefici ai consumatori.
 
 
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